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Una Doverosa Precisazione stefananda

 

Con i racconti e le vicende da egli narrate, l'Autore non intende fare opera di critica o di accusa a nessuno.
Egli crede che ognuno sia padrone, benché spesso inconsapevole, della sua vita, dei suoi pensieri, dei suoi atti e delle sue scelte. E ognuno ha il diritto di manifestarle ed espletarle in questa sede che é l'esistenza umana, su questo scenario che é il mondo, così come egli fa col suo scrivere.
Egli si é limitato a raccontare delle storie, probabilmente vere, condite da ironia, surrealismo e paradosso, come se nel far questo dipingesse un ritratto o scattasse una foto, evitando il più spesso possibile di aggredire e di giudicare ma, piuttosto, con l'intento di dire: ecco, questo é quanto, é così. Scrivere per descrivere.
Talvolta si é trovato ad esprimere la sua opinione, cosa plausibile in un paese che si definisce civile e democratico, ma un'opinione non va mai intesa come qualcosa di assoluto; essa é solamente ed esclusivamente un prodotto personale, e che al suo produttore si ferma.
Con l'esposizione delle storie narrate in questo volume, l'Autore non vuole propagandare una sua verità; egli non intende indicare un nuovo, diverso o migliore percorso di vita, né soluzioni alternative secondo lui più confacenti. Egli non é e non si sente depositario di alcuna conoscenza iniziatica particolare, sconosciuta ai più, e ritiene che ci siano in circolazione e dovunque abbastanza personaggi dediti a svolgere il loro ruolo di maestri, di guide, di lumi per la nuova era che verrà, e che speriamo tutti sia presto e per ognuno.
Sicché, un maestro in più con un'ulteriore versione di verità sarebbe, attualmente, di troppo e il suo ruolo é dunque solo quello di osservare e descrivere.

 


Qualcuno osserverà, forse, della volontà di critica e di satira più o meno feroce nei suoi testi, motivata magari da personali interessi o da ripicche, o fatta per il gusto di nuocere.
Egli risponde che, no, non é pagato per questo.
Esistono molti personaggi, anche assai noti, che scrivono regolarmente articoli ed editoriali con l'intento di ridicolizzare e denigrare il movimento new age, termine che esprime sostanzialmente un grande contenitore che in esso racchiude tutto un enorme settore composto, a sua volta, di varie parti.
Tali scritti sono spesso arbitrari e gratuiti, in quanto gli autori non hanno di fatto una conoscenza diretta e personale del soggetto che vanno criticando o deridendo; essi scrivono, quindi, di quello che vedono - o che più spesso non vedono - dal di fuori, di quello che essi credono che sia. Loro non parlano della new age, ma di quello che essi credono sia tale.
E la pletora, la moltitudine innegabile di cialtroni e di furbi del quale l'ambiente new age pullula rafforza ed intensifica, purtroppo, la loro derisione e le loro accuse.
L'Autore è attivo e presente nel settore da oltre vent'anni, avendo cominciato giovanissimo ad interessarsi di quel grande enigma che é l'essere umano e, pur non potendo aver sperimentato o conosciuto tutto il possibile, che é davvero in sovrabbondanza, ha comunque qualcosa da dire, perché qualcosa ha visto, ha toccato e provato, e spesso in prima persona.
Egli non é critico, scettico e sarcastico contro lo yoga in sé, oppure contro l'esoterismo, i tarocchi, i cristalli, la floriterapia e qualsiasi altra disciplina del settore si voglia andare a scomodare.
Buona parte di queste cose rappresentano infatti la sua vita, da molto tempo, ed egli le ama incondizionatamente e, benché ciò possa apparire a prima vista incoerente e discrepante, questo suo scritto rappresenta, in definitiva, un atto di amore, anche se venato, a volte, di amarezza e di delusione.
La sua ironia dissacrante non é diretta alla minimizzazione e alla derisione di queste discipline, ma alla speculazione che se ne fa quasi ovunque, a danno di persone ingenue, malate o bisognose, alla sete di denaro e di potere camuffati da proselitismo a fin di bene e di salvezza per il prossimo, alla creduloneria, alla superstizione, alla bigotteria, all'intolleranza e alla chiusura mentale, tutti fattori che non hanno mai fatto avanzare l'umanità di un solo gradino, ma che più spesso hanno prodotto scontri, odio, razzismo, discriminazioni, sopraffazioni, violenze e morte.
Davanti a questa ulteriore barbarie umana mascherata da "nuova coscienza", l'Autore si schiera dichiaratamente contro, perché ciò va contro i suoi valori e la sua coscienza, per poca che essa sia.
Egli gioirà sapendo che dei suoi simili, a loro volta, gioiranno e rideranno nel leggere questi racconti, e al tempo stesso si augura che queste stesse persone si fermino a riflettere, almeno per un momento, su se stesse, sulle proprie esperienze e sulla propria vita.
La filosofia del "POPPAGE" é anche questo: spiritosa, bizzarra, dissacrante, quanto si vuole e di più, ma che serva almeno a far pensare qualcuno.

 

 

Buona lettura, amici.

 

 

 

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